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mercoledì 30 dicembre 2009

C'era una volta la Costituzione Italiana.

Avete presente quelle favole che ci raccontavano da piccoli per farci addormentare?"C'era una volta, in un castello incantato nel mezzo di una foresta oscura, una bellissima principessa rinchiusa in una torre da una strega malvagia..."
Ecco, la Costituzione Italiana pare esser destinata alla stessa sorte. Chissà, magari tra un paio di anni i bambini, invece delle classiche storie di Biancaneve o Cappuccetto Rosso, si sentiranno raccontare la storia di questo leggendario "libretto" che una volta, molto tempo fa, conteneva i principi fondamentali che reggono uno Stato: dai diritti e doveri dei cittadini all'ordinamento del Governo, fino all'affermazione dell'uguaglianza tra uomo e donna.
Non che oggi questi famigerati "articoli" siano presi poi così sul serio. Un osservatore critico e oggettivo che si trovi ad osservare la situazione Italiana, con in mano proprio la nostra Costituzione, inizierebbe a ridere sin dall'articolo 2: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo", ovvero uguaglianza, libertà, diritto alla cittadinanza e così dicendo. C'è bisogno di commentare?
Sempre il suddetto osservatore, che io immagino come un uomo serio, dedito allo studio e poco al divertimento, avrebbe una vera e propria crisi di risate leggendo l'articolo 3: "Tutti i CITTADINI hanno PARI DIGNITA' SOCIALE e sono EGUALI davanti alla LEGGE, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese."
Questo articolo, che a mio avviso è uno dei più belli (perchè la nostra Costituzione, come quasi tutte le favole, è bella), è anche uno dei più costantemente calpestati. Mi viene in mente un certo Lodo Alfano, ma forse ho sbagliato io a leggere. Secondo quanto citato sopra, tutti i cittadini, politici e operai, premier e banchieri, attori e prostitute, sono perfettamente uguali dinanzi ad un tribunale. Così come è uguale un musulmano da un cristiano.
Decisamente ho confuso Stato.
Il nostro osservatore però, una volta tornato serio, continua a scorrere tutti i vari articoli, fino al numero 19:" Tutti hanno diritto di professare LIBERAMENTE la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purchè non si tratti di riti contrari al buon costume"
Sogno oppure a Milano la Lega regalava panettoni e vino dolce a tutti i cittadini che firmavano contro la costruzione di una nuova moschea?
Sogno sempre, oppure qualche noto personaggio politico continua a dichiarare che i musulmani ci stanno invadendo, e che costruire moschee e permettere a loro di pregare è il primo passo per una "sottomissione"?
Passiamo oltre, è meglio. Il nostro acuto osservatore adesso sta leggendo l'articolo 11 che recità così:"L'Italia RIPUDIA LA GUERRA COME STRUMENTO DI OFFESA ALLA LIBERTA' DEGLI ALTRI POPOLI e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali "
E i soldati in Afghanistan?Ah già, "missione di pace". Ops, che errore.
L'articolo 21, poi, è una vera chicca per bongustai: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione. La stampa NON PUO' ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE ".
Ovvio.
Il nostro osservatore potrebbe poi continuare a sbellicarsi dal ridere leggendo i vari articoli 37, 38,48,139 e così via.
Ma non può certo morir dalle risate, è un uomo serio, lui!Serio e soddisfatto: ha finalmente trovato una fiaba da far leggere ai suoi figli in una fredda sera d'Inverno. Con una sola eccezione però: questa non pare avere un lieto fine.

Francesca Cimò

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