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giovedì 31 dicembre 2009

La legge è uguale per tutti, ma i Fantastici 4 sono più uguali degli altri

L’approvazione di una legge castale (quale il Lodo Alfano) avrebbe costituito l’inizio della fine per un Paese definito democratico, e la formazione di un gruppo di protetti, immuni da un qualsiasi processo attuale, sarebbe stata la beffa – oltre all’evidente danno – nei confronti della giustizia e della legittimità.

Ricordiamo sicuramente che il 7 ottobre i quindici giudici della Corte Costituzionale definirono il Lodo “illegittimo, poiché viola gli articoli 3 e 138”.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali dinanzi alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni sociali e personali”: è proprio questo che i “Grandi Quattro” dello Stato (i ben noti presidenti di Camera, Senato, Consiglio e Repubblica) andavano a minare con le loro pretese di impunibilità temporanea, basate proprio sul ruolo rivestito dalle alte cariche – vale a dire sulla loro condizione sociale.

È interessante notare che l’immunità riguardi anche i processi avulsi da un contesto politico, intendendo quindi anche i delitti definiti “comuni”. Molto pragmaticamente, non sarebbe stato possibile procedere legalmente nemmeno se uno dei Fantastici avesse messo fuori gioco un oppositore, preso a botte un islamico, tentato di corrompere un magistrato, un giudice o un testimone in vista di un processo, questo sospeso fino alla fine del suo mandato.

Non è così, ad esempio, negli Stati Uniti (e generalmente nei Paesi occidentali che possono definirsi democrazie), in cui il Presidente, durante la sua carica, può chiedere ufficialmente la sospensione di un processo a causa degli impegni politici, ma solo ed esclusivamente se il reato attiene alla cosa pubblica. Una dimostrazione è quella che la Corte Suprema Americana diede nel 1997, quando negò il diritto di sospensione a Bill Clinton, accusato di molestie sessuali verso Paula Jones, proprio perché la vita privata di Clinton non riguardava minimamente l’andamento degli USA.

Quella Italiana è dunque una situazione sui generis in cui l’uomo cittadino e l’uomo politico si fondono completamente, stravolgendo i principi sui quali entrambi dovrebbero basarsi, creando un’entità inattaccabile e assolutamente illegittima.

Non la pensa così Silvio Berlusconi, che in un momento di composto e dignitoso sdegno (ossia dopo la sentenza sul Lodo) non ha per nulla esitato a scagliarsi contro tutto e tutti, affermando di essere il bersaglio di un’organizzatissima “minoranza rossa”, comprendente il 72% della stampa, la televisione, i comici, i magistrati della Corte e Napolitano stesso, “che sapete tutti da che parte sta”.

In effetti, sono innegabili le rette e giuste intenzioni del premier, che giustamente – con un’eventuale approvazione del Lodo Alfano – avrebbe potuto difendersi dai giudici di sinistra, intenzionati a perseguitarlo intentando ennesime azioni giudiziarie, ovviamente fittizie. Questo lo avrebbe portato a svolgere il proprio mandato con enorme difficoltà, andando a nuocere direttamente a noi cittadini Italiani mentre “Pius Silvius” non avrebbe potuto nemmeno tutelarsi adeguatamente, a causa delle ingenti responsabilità di un presidente del Consiglio. Uno dei tanti, troppi patetici vittimismi che stonerebbero anche se riferiti ad un eroe ingiustamente sconfitto.

Ed è proprio la parte dell’eroe ferito nell’orgoglio che i sostenitori del premier cercano di fargli calzare a pennello. In primis Bossi, che ha affermato, intimamente e visibilmente affranto: "Nonostante tutto, andiamo avanti", quasi fosse stata un’offesa nei loro confronti, e non verso il diritto, che persino l’ultimo dei giuristi avrebbe visto minacciato da un comportamento che a detta di molti richiama, sotto troppi aspetti, l’affermazione della dittatura Fascista.

In definitiva, il Lodo Alfano sarebbe stato un’ulteriore agevolazione, stavolta politica, per una ristrettissima cerchia di eletti che, com’è certamente noto, gode già di numerosissimi “diritti-extra” ed esenzioni – cosa che, di per sé, costituisce un incomprensibile e del tutto inaccettabile paradosso tipicamente Italico.

La Corte Costituzionale ha svolto pienamente il suo dovere di organo di garanzia – sebbene la decisione presa a maggioranza abbia suscitato non poche critiche e perplessità, riscontrando “solo” un 9 a 6 per i contrari – e gran parte dei rappresentanti della destra Italiana ha di fatto accettato e riconosciuto la validità della sentenza, senza lasciar troppo spazio ad insinuazioni e condanne gratuite.

Molti hanno accolto questa come la prova che la legalità e la giustizia vengano ancora, almeno in parte, riconosciute come tali. Forse si può ancora attendere, prima di togliere dai tribunali la bella scritta a caratteri cubitali “La legge è uguale per tutti” e di sostituirla con il nuovo motto “Meno male che Silvio c’è”.

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