"Cara figlia mia,
Quando penso a te, ti vedo davanti a me nel chiaro sole estivo, così come ti ho visto durante le nostre innumerevoli gite. Non avere nostalgia del passato, ciò che era non tornerà mai più. Guardare indietro non ha scopo e non fa che paralizzare le tue forze. "Guardare in alto, spingersi in avanti..." Fa sempre ciò che ritieni giusto, non ti lasciar persuadere contro la tua profonda convinzione a compiere degli atti che ritieni sbagliati. fa sempre subito quello che ritieni necessario, senza rimandare. Ogni esistazione si sconta. Sii sempre coi tuoi pensieri nel presente, non perderti nei sogni. per quanto utile e preziosa sia la fantasia, l'averne troppa significa essere ostacolati nella realtà dei propri pensieri, essere condotti in un vicolo cieco. Il senso della vita è VIVERE. Vivere il meglio possibile. L'ulteriore significato devi darlo tu stesso alla tua vita. Credimi: chi vive solo per se, chi solo per se cerca la felicità, non vive bene, e nemmeno felicemente. L'uomo ha bisogno di qualcosa che sia sopra alla cornice del proprio "io", che sia sopra allo stesso "io". "noi" è di più rispetto ad "io".Quando ti accorgi di aver fatto un torto a qualcuno, non ti vergognare di fare di tutto per porvi rimedio. Vedi, ecco cosa ne viene: esser sempre pronti ad imparare, a riconoscere i propri errori e, ancora più importante, a combatterli."
Questa lettera, contenuta nel libro "Lettere di condannati a morte della resistenza europea", è stata scritta da un padre nella sua cella della prigione di Morzinplatz di Vienna nel 1942, dove era stato rinchiuso poichè militante del partito comunista, condannato a morte e decapitato poi nel Gennaio del 1943. Mi ha veramente colpito, non solo per la dolcezza con cui il padre (Rudolf Fisher) si mostra sereno nei confronti della morte inevitabile, ma soprattutto perchè mi ha fatto pensare al concetto di guerra, di tolleranza. Quante persone, uomini e donne, padri e vedove, operai e dottori, anziani e studenti, sono stati uccisi brutalmente nel corso di una guerra?Tanti, troppi. Per cosa? Per chi? Per quale piano? Ogni volta che leggo testimonianze di persone uccise per i loro ideali, per il colore diverso della pelle o persino per la diversa fede religiosa, provo rabbia, odio, frustrazione. Penso alle persone che ancora oggi celebrano la guerra come qualcosa di giusto (vi assicuro che esistono persone che, ad esempio, vorrebbero una guerra per mandar via gli stranieri dall'Italia). Penso alle SS, alle Gestapo, ai militari che andavano in giro a caccia di Ebrei, Omosessuali, Comunisti, Down. E' giusto chiamarli uomini? Dove trovavano il coraggio di sparare a dei bambini, a degli innocenti? E ancora, perchè oggi siamo così menefreghisti? Perchè non ci interessa sapere che in Afghanistan un kamikaze si è fatto esplodere uccidendo 13 bambini o che in America dei poliziotti hanno massacrato di botte un Africano?Dov'è finito il senso della giustizia?
Si parla tanto, in questi giorni, del clima di odio, dell'amore che vince sempre su tutto. Mi riesce difficile, guardando la televisione, leggendo i giornali, pensando a tutti gli innocenti che si trovano a dover convivere con la morte giorno dopo giorno, crederci. Eppure vorrei davvero svegliarmi una mattina ed avere la certezza che l'Amore, il senso del Rispetto, la Pace, un giorno placheranno questi ingiusti confilitti. Perchè non c'è altro modo, se non ingiusti, per definirli.
Anche la parola "ingiustizia" ha un significato strano. Se ci passano davanti mentre siamo in fila alle poste, siamo pronti a chiamare anche l'esercito. Se, invece, vediamo persone violente usare violenza contro degli stranieri, o contro le donne, voltiamo il capo.
Bella coerenza, non c'è che dire.
Ma dopotutto dobbiamo stare tranquilli, lo dice anche Ligabue no? "niente paura, ci pensa la vita, mi han detto così".
Speriamo.
Francesca Cimò
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