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mercoledì 30 dicembre 2009

Esattamente 40 anni dopo..

Passati quarant anni, sembra un caso.. è un caso?
Caso vuole (buttiamola sul caso) che dopo quarant anni esatti, si torni in piazza.
La mamma mi diceva sempre "Dimitri.. non c'andare, che poi succede casino! guarda, ci son passata anch io, e ti posso assicurare, non serve a niente..purtroppo"
Era Ottobre. 2008. Giornate grigie, incessantemente piovose..
Buona parte, grande parte, una parte incalcolata d'Italia era in fermento.. c'era da scendere in piazza, e c'era un motivo.
Qualcuno voleva derubarci del nostro futuro, voleva portarci via (di nascosto) tutto quel poco che avevamo, e che abbiamo adesso.. ovvero la cultura: una carta da giocare al momento giusto per lavorare, o più semplicemente, un qualcosa che ti rende la vita, e la mente, più aperta.
La mamma non aveva tutti i torti, ma io in quel casino ci volevo essere.
Che giorni però.. "tutti uniti contro la riforma Gelmini"..ecco, io partirei da un punto base ovvero:
"una riforma si chiama tale quando riforma, non distrugge"
Detto questo, scusate ma sentivo di dirlo (stavo male) vi parlo di quei giorni.
Il ministro Gelmini proponeva in modo molto "democratico" una riforma che prevedeva tagli ingenti al sistema scolastico pubblico, nonchè la trasformazione progressiva di molti istituti statali in privati, con il conseguente (e intuibile) sbarramento nei confronti degli studenti con meno possibilità economiche.
Ecco fatta questa breve premessa (scusate ma ho dovuto "tagliare" molti altri punti della riforma) ..adesso è più comprensibile tutto il "gran casino" che ne è uscito.
Classi deserte, scuole deserte, professori (la maggior parte) uniti agli studenti nei cortei.
Presidi in tutte le piazze di tutti i paesi, dai paesini arroccati fino alle grandi piazze delle grandi città.
Treni affollati, studenti colorati, pigiati, felici e nel contempo incazzati, e neanche poco.
Treno delle 8:00 per Firenze.. tutti a Firenze!
..Io non ho mai visto in tutta la mia vita così tanta gente tutta insieme camminare unita lungo le vie di Firenze.. dal di fuori: uno spettacolo unico.. ma aveva un senso tutto questo.
Nacquero nuovi amori.. e qualcuno già l'aveva (come me) ..Camminare e cantare, abbracciati, sotto la pioggia è qualcosa che ti rimane dentro..
Giornate così furono, alla fine, una manciata.. una settimana tra tutto.
Poi?
Nient altro.
Entusiasmo spento..
La riforma, nel frattempo, è passata.

Comunque, mamma.. non è vero.. a qualcosa è servito.
Qualcuno diceva "Se vogliamo che avvenga la rivoluzione, occorre che essa inizi prima di tutto dentro di noi" ..ed è davvero così.


Dico io.. e voglio dirlo: Come si fa ad andare avanti, seguendo certe idee, quando l'intero popolo si dimostra contro? Come si fa ad avere il paraocchi, ricoprendo posizioni simili nella società?

..E poi si parla di Democrazia..

Credo.. credo che tutto questo non sia andato perso, non sia stato del tutto invano e senza senso..
Credo che, in ognuno di noi sia rimasto qualcosa di vivo.. che tutto questo ci abbia fatto crescere, prendere coscienza dei propri mezzi, e della forza che possiamo avere, se siamo tutti insieme.
Tutto questo rimane dentro di noi, e nessuno riuscirà mai ad estirparlo, con nessun metodo possibile..
Credo altresì nella coscienza.. e credo che ognuno di noi ce l'abbia.. e allora sfido una persona.
Sfido una persona, domandandogli:

Tu.. hai la coscienza pulita? Senti di aver preso una decisione condivisa?



Dimitri Rossi

2 commenti:

  1. C'ero anche io quei gorni a Firenze. Sentivi la folla urlare insieme a te, e la tua rabbia era la sua rabbia,la rabbia di miliardi di persone contro una riforma profondamente ingiusta. Una Firenze così determinata a far sentire la sua voce non l'avevo mai vista. Ma si sa, le proteste passano e le riforme si approvano. E chi è che paga gli errori?Noi, come sempre.

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  2. Io parlo da "voce contro", non essendo un grande "fan" delle manifestazioni come usiamo farle in questo paese: ci lasciamo trascinare per tot giorni all'anno in questa o quella città, e poi il lunedì torniamo tutti sotto il "guinzaglio" del padrone (che sia sul luogo di lavoro, a scuola o dovunque vi venga in mente...). Io faccio spesso riferimento "intellettuale" agli anni '70 - e Francesca, che ormai mi conosce (seppur solo tramite pc) da un pò lo sa - perché credo che noi giovani abbiamo da imparare molto da chi si è fatto gli anni '70, perché a loro non bastava una manifestazione "contro" e poi tutti gli altri giorni si faceva la solita vita. Loro teorizzavano un mondo diverso, studiavano e progettavano quel mondo, e lottavano tutti i giorni per quel mondo in maniera "globale". Noi siamo troppo settari, pensiamo solo a quali sono le "nostre" battaglie, ma questo è dato dal fatto che comunque siamo nati e cresciuti in una società che fa dell'individualismo una carta per il controllo delle masse (ad esempio, le proteste degli anni '70 in Italia nacquero come "collaborazione" tra studenti ed operai...). E' normale, poi, che le riforme passino ugualmente, perché le proteste non hanno una "istituzionalizzazione" (e non mi riferisco solo a quei carrozzoni inutili che ci ostiniamo a chiamare "partiti"...). Io credo, quindi, che se ricominciassimo a ragionare come si ragionava un tempo (ovviamente riadattando il tutto al 3° millennio...) potremmo anche riuscire a "rovesciare" questo sistema che ci è toccato d'abitare. O forse sbaglio?

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